Geremia Lamentino e la nobile arte di non farsi mai andare bene niente

Di quali argomenti ami discutere?

Se esiste un uomo per cui l’anagrafe è stata una condanna profetica, quell’uomo è Geremia Lamentino. Nato sotto il segno del “ma chi me lo ha fatto fare”, Geremia non parla: lui recensisce negativamente l’esistenza. Se gli chiedi “Di quali argomenti ami discutere?”, lui non ti risponde con una lista, ma con un sospiro che sposta le tende del Rione Sanità.

Un destino scritto all’anagrafe

Il suo cognome non è un caso, è una diagnosi. Dopo quarant’anni passati in una fabbrica di panettoni e pandori nella nebbia della Pianura Padana, Geremia è tornato nella sua Napoli con i polmoni pieni di zucchero a velo e l’anima carica di rancore verso il lievito madre. “Quarant’anni a guardare l’uvetta che cade, guagliò, mi è venuto il diabete pure ai pensieri!”, ama ripetere ai passanti mentre controlla l’ora sul suo orologio vintage, ovviamente lamentandosi che “corre troppo”.

Geremia analizza le accise con la precisione di un chirurgo e la rabbia di un tifoso allo stadio.

Il bollettino di guerra delle 08:30

Geremia ha una tabella di marcia rigorosa. Alle otto e mezza è già al bar, non per bere il caffè (che puntualmente definisce “un’acqua di pozzanghera”), ma per iniziare la rassegna stampa del dolore. Il suo argomento preferito? Il gasolio a €2.14. Anche se Geremia non possiede un’auto dal 1994 e si muove solo a piedi o con la minaccia di un ombrello, il prezzo del carburante è la sua personale crociata.

“Ma vi rendete conto? Due euro e quattordici! Ma che ci mettono dentro, lo champagne? Le lacrime di San Gennaro? Con quello che costa un litro di diesel, ai miei tempi ci compravi una palazzina a Pozzuoli e ti avanzavano i soldi per le sfogliatelle!”

Poi passa alle tasse. Per Geremia, il fisco è un’entità mitologica malvagia, simile all’Idra di Lerna, ma con più moduli F24. Le sue critiche sono articolate, acute, quasi poetiche nella loro ferocia. Ama discutere della decadenza dei costumi, del fatto che i panettoni moderni non hanno più “l’alveolatura di una volta” e che i giovani oggi usano troppi anglicismi invece di un sano e liberatorio “chi t’ha muorto”.

Perché il lamento è un atto d’amore

Ma non fatevi ingannare. Se chiedete a Geremia perché sia così critico, i suoi occhi piccoli e vispi brillano. In fondo, Geremia ama discutere di tutto ciò che non va perché è il suo modo di stare al mondo. Lamentarsi è la sua ginnastica mentale, il suo modo di dire che gli importa ancora della realtà.

In un mondo di persone che fingono che vada tutto bene su Instagram, Geremia Lamentino è l’eroe di cui abbiamo bisogno: quello che ci ricorda che, finché avremo il fiato per lamentarci del prezzo della benzina o di un panettone troppo asciutto, saremo ancora vivi. E, soprattutto, avremo sempre qualcosa di cui parlare al bar della Sanità.

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2 Comments

  1. Domenico Mortellaro

    26 Aprile 2026 at 8:55

    Mi ricorda qualcuno.

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